Il 23 ottobre 2026 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, cinquantaquattro articoli pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale numero 234 per coordinare le norme italiane con l’AI Act europeo.
Mentre i commentatori si perdono nei soliti schemi della burocrazia ministeriale, dentro questo testo c’è una norma concreta che riguarda direttamente chiunque timbri un cartellino o riceva una busta paga.
Da venerdì scorso qualsiasi licenziamento, sanzione disciplinare, modifica dei turni o mancata promozione stabilita da un sistema di intelligenza artificiale senza una firma responsabile è da considerarsi NULLO.
LA NULLITÀ ASSOLUTA FISSATA DALL’ARTICOLO 41
L’articolo 41 del nuovo decreto stabilisce una regola netta: l’ultima parola spetta a un individuo in carne e ossa dotato di poteri effettivi.
Se un programma informatico calcola che il vostro rendimento è calato e dispone il recesso o un declassamento senza un vaglio umano sostanziale, quell’atto è carta straccia.
Non funzionano nemmeno le clausole inserite preventivamente nei contratti di lavoro per accettare valutazioni automatiche: la norma non ammette deroghe individuali.
Da appassionato di innovazione quale sono, considero lo sviluppo tecnologico un’opportunità straordinaria, ma l’automazione cieca usata per tagliare diritti è inaccettabile. Chi produce ricchezza con i nuovi strumenti deve redistribuire le risorse attraverso il REDDITO UNIVERSALE, non nascondersi dietro un monitor per azzerare le persone.
IL DIRITTO DI CHIEDERE I PARAMETRI DEL SOFTWARE
Il comma 3 dello stesso articolo assegna a ogni dipendente la facoltà di pretendere chiarimenti scritti e dettagliati sul sistema adoperato.
L’azienda non può liquidare le richieste con formule generiche: deve spiegare con chiarezza quali dati ha analizzato il modello e con quale incidenza ha influito sul giudizio.
A vigilare sul rispetto di queste regole ci pensano l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e l’AgID, con multe per le pratiche vietate che possono salire fino a 35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato globale.
Se nella vostra azienda notate che ferie, produttività o avanzamenti vengono gestiti da algoritmi opachi, muovetevi in questo modo:
Chiedete formalmente per iscritto all’ufficio del personale l’informativa trasparente sui sistemi decisionali automatizzati adottati sul posto di lavoro.
Pretendete, davanti a qualsiasi contestazione o variazione contrattuale, la motivazione firmata da un dirigente responsabile in carne e ossa.
Inviate una segnalazione dettagliata all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e all’Ispettorato del Lavoro se riscontrate provvedimenti generati unicamente dal computer.
I software possono elaborare milioni di calcoli al secondo, ma la decisione sulla vita di un lavoratore non può diventare una riga di codice senza volto.
FONTI
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179 (G.U. n. 234 dell’8 ottobre 2026)
Parlamento Europeo e Consiglio UE, Regolamento (UE) 2024/1689 recante regole armonizzate sull’intelligenza artificiale (AI Act)
Legge 23 settembre 2025, n. 132, Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale






