A che cosa serve riempire i nostri ospedali di bracci meccanici da due milioni di euro se poi le valutazioni nazionali suggeriscono di tenerli fermi per quindici interventi su ventuno?
Il 21 ottobre la Società Italiana di Chirurgia ha denunciato pubblicamente i criteri adottati da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, accusando le istituzioni di frenare l’accesso alla tecnologia più avanzata.
Il giorno successivo, il 22 ottobre, la direzione generale di Agenas ha replicato che non c’è alcun divieto e che le raccomandazioni di valutazione tecnologica sono state aggiornate a luglio dopo il confronto con i professionisti.
In mezzo a questa lite tra vertici sanitari e chirurghi ci sono i cittadini, che quando entrano in corsia devono capire se l’innovazione serve a guarire prima o a far quadrare i bilanci amministrativi.
LA DISPUTA SULLE VENTUNO PROCEDURE
Il nodo nasce dalla valutazione della Cabina di regia per l’Health Technology Assessment (HTA) sui dispositivi medici, che ad aprile aveva espresso parere positivo all’impiego della robotica solo per 6 interventi su 21 esaminati, lasciando fuori dalla raccomandazione piena operazioni ordinarie come quelle su fegato, milza, ernia iatale e chirurgia bariatrica.
Per i chirurghi italiani, guidati dal presidente Ludovico Docimo, questo metro di giudizio ignora la pratica clinica e rischia di far arretrare il servizio pubblico di vent’anni.
Angelo Tanese, alla guida di Agenas, ha puntualizzato che la versione di primavera è ormai archiviata: il documento finale licenziato a luglio dalla Cabina di regia HTA stabilirà i criteri operativi senza fermare l’evoluzione tecnologica.
Intanto, nelle nostre strutture le piattaforme operano già ogni settimana.
Dal Cardarelli ai Policlinici universitari fino all’ospedale di Boscotrecase, le macchine sono state comprate con soldi pubblici.
Il punto è stabilire se l’alta tecnologia debba essere un DIRITTO accessibile a tutti o un privilegio centellinato col contagocce.
I CINQUE GIORNI DI RICOVERO IN MENO
Non è una questione di feticismo per i robot.
Una macchina, da sola, non cura nessuno: serve la competenza di chi siede alla console.
Però i dati clinici parlano chiaro.
L’indagine condotta dal Network Italiano Sanitario (N.I.San.) su oltre 14.000 interventi ha messo a confronto la chirurgia robotica con la laparoscopia classica.
L’esito è lampante: i pazienti operati con il supporto robotico registrano una degenza media di 5,9 giorni contro gli 11,5 giorni della tecnica convenzionale.
Cinque giorni e mezzo in meno in corsia significano meno rischi di infezioni ospedaliere, recupero più rapido e l’ottanta per cento di tempo in meno trascorso nei reparti di terapia intensiva.
Valutare la tecnologia guardando unicamente alla spesa del singolo dispositivo monouso, ignorando il risparmio sui posti letto liberati e sulle complicanze evitate, è una visione contabile corta.
Il servizio sanitario non si tutela prolungando i ricoveri della gente.
I CHIARIMENTI DA ESIGERE IN CORSIA
Se voi o un vostro familiare dovete affrontare un intervento programmato in un ospedale pubblico della Campania, non restate spettatori passivi:
– Chiedete al responsabile di reparto se per la vostra patologia è clinicamente indicato l’approccio robot-assistito rispetto alla laparoscopia tradizionale.
– Esigete che nel modulo di consenso informato sia specificato se l’intervento rientra nei LEA ordinari garantiti dal sistema pubblico o se viene catalogato come sperimentazione.
– Verificate il volume di interventi svolti da quell’équipe: l’ergonomia del robot dà vantaggi reali solo se chi manovra i comandi esegue decine di procedure ogni mese.
– Segnalate subito alla direzione sanitaria se vi vengono prospettati costi aggiuntivi o quote improprie a carico del paziente per l’uso delle apparecchiature.
Se la sanità pubblica investe risorse nei macchinari di ultima generazione, ha l’obbligo di impiegarli per ridurre i giorni di sofferenza di chi sta sul lettino, non per esibirli nelle relazioni di fine anno.
FONTI
Quotidiano Sanità, «Chirurgia robotica. Agenas replica alla Sic: Nessun divieto all’utilizzo dei robot, né un passo indietro nell’innovazione», 22 ottobre 2026 (quotidianosanita.it)
Società Italiana di Chirurgia, «Chirurgia robotica, la SIC ad Agenas sulle raccomandazioni HTA», 21 ottobre 2026 (sicitalia.org)
Doctor33, «Chirurgia robotica, Agenas: raccomandazioni già riviste, nessun divieto», 23 ottobre 2026 (doctor33.it)






