22 Ottobre 2026
Ministra Locatelli, come si fa a vivere assistendo una persona per novantuno ore a settimana?
Ministra Locatelli, come si fa a vivere assistendo una persona per novantuno ore a settimana?

Ministra Locatelli, come si fa a vivere assistendo una persona per novantuno ore a settimana?

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7.000.000 e 1.150.000.

Sette milioni sono i cittadini che in Italia mandano avanti giorno e notte la vita di un parente non autosufficiente o con disabilità gravissima.

Un milione e centocinquantamila euro è l’intera cifra stanziata dallo Stato nel fondo nazionale per l’anno in corso.

Prendete carta e penna: fanno sedici centesimi a testa per trecentosessantacinque giorni di fatica.

Il 14 ottobre l’Aula di Montecitorio ha votato in prima lettura il disegno di legge A.C. 2789, salutato dalla maggioranza di governo come il riconoscimento definitivo del lavoro di cura familiare: 153 favorevoli, 105 contrari e 4 astenuti.

Il provvedimento passa adesso al Senato. Ma prima di applaudire ai comunicati trionfali, dobbiamo guardare esattamente cosa c’è scritto negli articoli approvati.

LA GABBIA DELLE TREDICI ORE AL GIORNO

Il testo suddivide chi presta assistenza in quattro categorie rigide in base al numero di ore dedicate ogni settimana.

Per toccare il contributo monetario – un tetto massimo di 400 euro al mese erogato ogni novanta giorni – bisogna rientrare nel recinto del cosiddetto «caregiver prevalente».

I requisiti imposti sono due: convivenza anagrafica e un carico certificato di almeno 91 ore settimanali di assistenza continuativa.

Novantuno ore divise per sette giorni fanno esattamente tredici ore di presenza attiva al giorno. Tutti i giorni. Senza domeniche, senza ferie, senza ammalarsi mai.

A questo si aggiunge la tagliola del reddito personale da lavoro, fissato a un massimo lordo di soli 3.000 euro all’anno.

Significa che per lo Stato italiano il diritto a un ristoro economico spetta solo a chi accetta di vivere in una condizione di povertà assoluta e di segregazione domestica forzata.

IL VERO LAVORO CHE FA RISPARMIARE LO STATO

Da padre che segue mia figlia Federica in ogni momento della giornata, tra terapie, scuola e notti in bianco, questa impostazione mi fa ribollire il sangue.

Chi assiste un disabile grave supplisce ogni giorno alle carenze croniche delle ASL, dei Comuni e dei piani sociali di zona. Svolge mansioni igieniche, educative e di vigilanza che, se acquistate sul mercato socio-sanitario, costerebbero alle casse pubbliche miliardi di euro.

Il lavoro di cura non è volontariato familiare: la CURA È LAVORO.

Questa è la ragione per cui da oltre dieci anni rivendico la necessità di un REDDITO UNIVERSALE, che riconosca l’utilità sociale di chi dona il proprio tempo alla comunità senza costringerlo a implorare un sussidio subordinato a paletti umilianti.

Per il 2026 quel milione e centomila euro non finirà nemmeno nelle tasche delle famiglie: servirà a coprire le spese della piattaforma telematica dell’INPS. Le prime erogazioni partiranno, sulla carta, solo nel 2027 con 260 milioni di euro complessivi, una copertura stimata da associazioni e sindacati come sufficiente ad appena una frazione infinitesimale dei bisogni reali.

LE MODIFICHE DA PRETENDERE PRIMA DEL VOTO A PALAZZO MADAMA

La partita non è chiusa e il testo deve essere corretto prima dell’approvazione definitiva al Senato.

Verificate i nomi dei senatori eletti nei collegi della Campania e chiedete loro per iscritto tre impegni precisi:

Lo stralcio immediato della soglia delle 91 ore settimanali, che istituzionalizza una forma di schiavitù domestica priva di riposo.

L’innalzamento del limite di reddito da lavoro da 3.000 euro a una soglia dignitosa, per non spingere chi assiste nel lavoro nero o nella totale dipendenza economica.

L’adeguamento del fondo nazionale ad almeno un miliardo di euro, come richiesto dalle reti di tutela delle persone non autosufficienti.

Finché a Roma scambieranno l’assistenza vitale ai nostri ragazzi per una voce di spesa residuale, non avranno mai il nostro silenzio.

FONTI

Camera dei Deputati, Disegno di legge A.C. 2789-A «Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari», approvazione in prima lettura del 14 ottobre 2026.
Quotidiano Sanità, «Caregiver. Via libera della Camera: riconosciuta la figura, arrivano contributo economico e tutele», 14 ottobre 2026.
Nurse24.it, «Caregiver familiari, la Camera approva la legge: cosa cambia», 15 ottobre 2026.
Il Fatto Quotidiano, «Ddl Caregiver, ok della Camera. Opposizioni e associazioni contrarie», 15 ottobre 2026.
Ministero dell’Economia e delle Finanze, Legge di Bilancio 2026, art. 53 (Fondo per il sostegno del caregiver familiare).

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Scritto da
Pietro De Filippis
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Pietro De Filippis

Webmaster - UX/UI Designer

Sviluppo e progetto esperienze web con un focus su usabilità, performance e design pulito. Il web è sempre stato il mio principale interesse e nel tempo è diventato anche il mio lavoro.

Vivo a Casoria (NA) con la mia famiglia. Nel tempo libero continuo a sperimentare e migliorare progetti web personali e professionali.

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