Il 2 settembre il Parlamento europeo di Bruxelles ha ospitato una cosa che di solito in quelle stanze non si vede: quindici robot intelligenti made in Europe, allineati sotto le luci, e una discussione seria su un AI-based Robotics Act. Un Robotics Act europeo, pensato sul modello del Chips Act ma per le macchine intelligenti.
A trainare la parte scientifica c’è la rete euRobin, e in prima fila per l’Italia c’è Bruno Siciliano, ordinario di robotica alla Federico II di Napoli e direttore del Prisma Lab. Sì, uno di Napoli, che in un settore dove tutti pensano “silicio, California, Cina” tiene bandiera al Parlamento europeo.
La proposta è secca: portare l’Unione al 33% del mercato globale della robotica intelligente entro il 2035, con cinque-dieci grandi manifatturieri europei attorno a cui far crescere piccole imprese, startup e università. Dieci milioni di robot dispiegati tra manifatturiero, logistica, sanità e difesa. Numeri grossi.
Sull’altra sponda dell’oceano, nello stesso periodo, Elon Musk continua a promettere un miliardo di umanoidi in dieci anni. Siciliano e Antonio Bicchi (Universita’ di Pisa e Istituto Italiano di Tecnologia) hanno risposto senza alzare la voce: “la fabbrica completamente automatizzata non ha nessuna possibilità concreta di diventare realtà”. Meglio robot che aiutano nei lavori pesanti o pericolosi, che sparecchiano un tavolo, che smontano un vecchio elettrodomestico, che portano un pacco per strada. Concreto, non spettacolare.
Chi mi conosce sa che il tema del lavoro nell’era delle macchine lo seguo da anni: scrissi tempo fa che sarebbe servito il REDDITO UNIVERSALE, e ne sono ancora convinto. Ma la differenza fra la strada europea e quella di Musk sta tutta lì: da una parte si pensa anche a chi resta fuori, dall’altra si conta quanti pezzi se ne possono vendere.
Il problema, come sempre, è che in Italia una vera politica industriale sulla robotica non esiste. Abbiamo la Federico II, abbiamo l’IIT di Genova, abbiamo il Sant’Anna di Pisa: tre centri che nel mondo pesano davvero. Se aspettiamo il decreto che stanzia due spiccioli con dentro dieci vincoli, il Robotics Act passerà tra un consiglio dei ministri e un talk show, e a raccogliere i frutti saranno tedeschi e francesi.
Che il Parlamento europeo si sieda ad ascoltare un napoletano che spiega come si costruiscono i robot mi fa un certo piacere, lo ammetto. Ma se lo Stato italiano continua a trattare la ricerca come un capitolo di bilancio da tagliare, il piacere dura poco. E il Robotics Act, se non ci muoviamo, ce lo faranno scrivere gli altri. Poi verremo a lamentarci.
FONTI
ANSA, L’Istituto italiano di tecnologia porta al PE i suoi robot basati sull’IA, 2 settembre 2026.
Innovation Post, Al Parlamento europeo la proposta di un Robotics Act per la robotica intelligente: in campo anche l’Italia, settembre 2026.
Innovation Post, Musk: “1 miliardo di umanoidi entro 10 anni”. Ma Siciliano e Bicchi: “Puntare a soluzioni utili”, settembre 2026.







