Tra qualche giorno ricorre la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Consapevolezza su cos’è e come dovrebbe essere affrontata la condizione delle persone e dei familiari che vivono questa patologia.
Ebbene, un aiuto dovrebbe arrivare dalla scuola e dai suoi operatori: insegnanti, dirigenti, personale scolastico e assistenti materiali. Però molte, troppe volte le esperienze dicono il contrario: a non avere consapevolezza su cos’è e come dev’essere affrontato l’autismo sono proprio gli addetti ai lavori.
Come in questo caso, ti ritrovi una preside di un istituto scolastico che dice: “Prendete quel ragazzo e portatelo in classe”. E capisci che ancora tanto bisogna fare anche in quello che tu consideri un posto sicuro e consapevole come dovrebbe essere una scuola.
L’anno scorso scrivevo che l’autismo non va più di moda, che le istituzioni si ricordano di noi solo quando il calendario segna una ricorrenza. Ecco: siamo a pochi giorni dal 2 aprile e un bambino viene allontanato proprio da un evento sul bullismo. Il giorno della consapevolezza arriva puntuale. La consapevolezza no.
Non chiedo teste, chiedo formazione. Chi lavora in una scuola deve sapere che un ragazzo autistico in difficoltà non si porta via: si accompagna, si prepara prima l’ambiente, si conosce prima la persona. Altrimenti la giornata mondiale resta una locandina appesa in corridoio.






